Anch’io sono stato battezzato, ma del mio battesimo non ho alcun ricordo.
Non solo a causa dell’età, ma anche perché non ho una foto, un santino, niente che mi ricordi persone e luoghi di quel giorno, del quale perfino il mio nome è memoria (Ri-nato).
Allora, penso di fare una cosa utile a Jacopo nel rendere attraverso la scrittura più durature le impressioni ed il ricordo di una giornata di ottobre, domenica 28, quando in molti ci siamo trovati ad accompagnare Iacopo e i suoi genitori nella Chiesetta di Lapio.
La giornata era fresca e bellissima, colorata come solo l’autunno sa dipingerla. Attraversare la campagna e poi la collina che porta verso Fimon dava già gioia e serenità.
L’ora mattutina (nella notte era tornata l’ora solare) e la scarsa presenza di traffico favoriva un viaggio comodo e rilassante. Quale sorpresa quindi, arrivati a Lapio, trovare tutti i parcheggi pieni e, nell’entrare in Chiesa, una folla di gente, che rendeva più difficile l’ingresso dei nuovi arrivati.
Rimasto sul fondo – la mia cronaca quindi può non essere precisa, non da cronista di prima fila – un poco alla volta, abituando la vista dalla luce abbagliante alla penombra della Chiesa, ho cominciato ad individuare persone e volti.
In prima fila i due catecumeni, Iacopo e Margherita, circondati dai rispettivi genitori e parenti. Per Iacopo, mamma Anna e papà Giorgio torreggiavano affiancati dai padrini Elena e Marco: lei emozionata e lui, elegantemente appoggiato al bastone da passeggio (vulgo “bagolina”), fingendo a giustificazione un improvviso mal di schiena.
Roberta ed Ely vicino a me aiutavano Luisa a controllare e, se possibile, frenare gli entusiasmi di Cecilia e Beatrice, mentre i nonni Giancarlo e Luigina partecipavano attentamente alla cerimonia, ma con occhio vigile e pronto ad intervenire dove la situazione lo richiedesse.
Non passava inosservato Fabio: la sua macchina fotografica sempre in attività, a fissare visi ed espressioni dei presenti, anche di quelli dei quali non mi sono accorto e non ho nominati, ed a fermare i momenti più salienti ed intensi, seguito sempre dalla sua “firma d’autore” Thomas, pendolo perenne tra il papà ed i momenti di riposo vicino a mamma Marina ed ai nonni Bianca e Giorgio.
Nelle immediate retrovie, Giannino, Gabriella, Elio e Gabriella, e più tardi Camillo e Filippo, mentre Alberto e Silvia con Nicolò apparivano di tanto in tanto dalla porta laterale.
Intorno al celebrante, chierichetti, ragazzi e abitanti di Lapio, partecipi della celebrazione e pronti ad accogliere i nuovi cristiani accompagnando il loro ingresso con i segni del sacramento: l’acqua, l’olio, i ceri, la veste bianca, gli impegni che per loro hanno solennemente preso i genitori ed i padrini.
Usciti dalla Chiesa, sono cominciate le feste: prima nella sala parrocchiale, con lo stesso stile di semplicità e sobrietà con la quale la comunità di Lapio ci ha accolto ed ospitati nella piccola Chiesa (ma forse sembrava piccola perché non riusciva a contenerci tutti); poi a casa di Luisa e Christian, a bere un corroborante caffè, rinforzato, direi corretto, dalla splendida visione del brolo, con gli alberi da frutta, la legna pronta da ardere, la stalletta in attesa dei più vari inquilini in arrivo, sullo sfondo del panorama di Vicenza e della pianura.
Poi, ultimo trasferimento, il corteo dei Cimenti & aggregati è andato a casa di Anna e Giorgio, a continuare la festa: malgrado le tradizioni, non si è fatta musica, è stato però ugualmente melodico il tintinnio delle posate sui piatti e dei bicchieri in festosi brindisi, il brusio delle numerose conversazioni che si accendevano e spegnevano, il lieto vociare dei bambini, mai stanchi di inseguirsi o di inseguire i gattini.
Nel pomeriggio, stanchi e contenti, ce ne siamo tornati a casa, portando con noi il suono delle belle e semplici parole di congedo di Giorgio, e negli occhi l’immagine viva di come una coppia, attraverso i figli, diventa famiglia.
Queste righe sono per Jacopo, sono un mattoncino per quell’edificio di ricordi che è, anche, la vita e sul quale lascio impresso, come marchio di fabbrica, “ a Jacopo ri-nato dallo zio Renato”.