RICORDANDO PIERGIORGIO

Il distacco è sempre un momento di dolore, ma tu mi perdoni, caro Piergiorgio, se in questo momento la tristezza non è il mio sentimento dominante.

Essere triste non ti apparteneva, e se lo eri, non lo mostravi.

Io ti ho sempre visto in sorridente francescana letizia, espressione fedele e coerente della tua naturale semplicità, della tua umiltà e della tua generosità, della quale anch’io, malgrado o forse proprio per la differenza di età, ho potuto essere testimone.

Da studente, quando venivo a trascorrere le vacanze a casa, ti eri scelto il ruolo di autista per accompagnarmi a trovare amici e parenti disseminati nei luoghi di villeggiatura.

Sul sellino posteriore della vespa, prima, poi in macchina, mi portavi sui posti che conoscevi bene, perché li avevi percorsi in bicicletta, e mi mostravi, oltre ai parenti ed alle bellezze naturali, i punti e i ponti delle tue cadute e delle tue pronte resurrezioni.

Poi è arrivata Angela: credo che il Signore abbia messo molto impegno per preparare due creature in modo che fossero così palesemente fatte per stare insieme.

Ho sempre pensato che abbia usato, per questo, più di una costola di Piergiorgio, e perfino che abbia favorito l’organizzazione dei Maestri Cattolici soprattutto per farvi incontrare e realizzare così il suo progetto su di voi.

Certo che ne è nata una famiglia bella, semplice, generosa e discreta.

Ho potuto provarlo, negli anni difficili nei quali ho dovuto frequentare l’Ospedale di Padova: la casa di Piergiorgio e Angela era per me e mia moglie l’oasi di pace, di silenzio, di tenerezza, che ci aiutava a riprendere le forze ed a coltivare la speranza.

 

Pochi giorni fa’ ero in Galilea, sul Monte delle Beatitudini, che si affaccia sul lago di Tiberiade.

Leggevo le otto beatitudini, cercando di associare a ciascuna il nome di persone che mi sembrava le rappresentassero, e il nome di Piergiorgio ricorreva spesso.

Beati i poveri in spirito, e Piergiorgio sapeva di aver bisogno e desiderava l’amore di Dio;

beati i miti, e Piergiorgio non l’ho mai visto veramente arrabbiato o capace di odiare;

beati i misericordiosi, e Piergiorgio sapeva, come disse Paolo VI, “perdonare e lottare, operare e servire, soffrire ed amare”;

beati i puri di cuore, e Piergiorgio era sobrio nei desideri e senza malizia nei giudizi.

 

Se il Signore, come ha promesso, premia secondo i meriti, Piergiorgio, che è almeno quattro volte beato, si è guadagnato un posto molto vicino al Padre che lo accoglie.

Penso al suo imbarazzo: naturalmente modesto, si metterebbe in fondo, agli ultimi posti, e mi fa’ sorridere il pensiero che l’angelo che lo accompagna forse deve spingerlo ad occupare il posto che si è meritato: non in loggione o in galleria, non in fondo, ma nelle poltronissime.

Ed in quel posto sono certo che ha molto meno bisogno lui delle nostre preghiere che noi di quelle sue.

Mi rallegra il pensiero che, vicino al Padre, ogni tanto continuerà a buttare l’occhio verso di noi ed a farsi sentire bene dal Padre intercedendo per noi, che abbiamo avuto la gioia e la grazia di essere la sua famiglia.

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